sabato 20 ottobre 2007

Missas flemus amicitias

Il titolo di questa lirica scritta in memoria del mio fra­terno ami­co Gianni Mongelli, prematuramente scomparso, è tratto dal ben più famoso Epicedio per Quintilia del grande poeta latino Catullo (Carmina, XCVI, v. 4): ... missas flemus amicitias ... (Traduz.: versiamo lacrime per gli affetti perduti per sempre).
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«All'inganno del mare...»
tu dicevi,
parafrasando dal dialetto,
perchè amavi scherzare...
Eri allegro,
leale,
compagnone.
Che si stesse in panciolle,
tutti insieme,
lunghi distesi sulle sdraio,
coi piedi a mollo
sulla battigia...,
e sgusciavi dei mitili
da offrire a noi amici
in quelle calde estati
degli anni Ottanta,
quando la vita ancora
ti dava il meglio,
ti conservava ai tuoi affetti,
a Uaua Mème,
la tua piccolina,
che starnazzava dentro la piscina...
Prefiguravi
che saremmo invecchiati
e avremmo insieme
trascorso il tempo
sulla mia veranda
a giocare a marriage...
Me lo insegnasti proprio tu,
ricordi?
Valeva allor la pena
di vivere
e averti per amico.
Dicevi
che si sarebbe stati tutti insieme
financo dopo morti...
Si rideva...
Da quei giorni
un millennio è trascorso,
o giù di lì.
La vita toglie
qualcosa a tutti,
ambizioni, speranze,
sogni, fole,
e, per disavventura,
a qualcuno non dà
neppure tanto.
Poi piano piano,
alla spicciolata,
tutti ci invola.
La morte non esiste,
caro Gianni!
Solo la vita...
Ma è un'amante volubile,
incostante,
non tiene fede ai patti...
Tu l'amavi,
l'amavi tanto,
mi rammento...
E lei che ha fatto?
Ti ha tolto alla tua sposa,
ai tuoi affetti,
ai tuoi rampolli,
a Uaua Mème,
ch'è grande ormai,
ma che vorrebbe,
se si potesse,
ritornar bambina,
pur di saltarti al collo,
fermare il tempo,
e il giorno,
e l'ora,
e schioccarti un bel bacio
a pizzicotto.

1 commento:

Anonimo ha detto...

lirica decisamente toccante, che ha il grande merito di immortalare quei pochi anni che sono stati concessi di vivere al signore fraterno amico del poeta !!