Il titolo di questa lirica scritta in memoria del mio fraterno amico Gianni Mongelli, prematuramente scomparso, è tratto dal ben più famoso Epicedio per Quintilia del grande poeta latino Catullo (Carmina, XCVI, v. 4): ... missas flemus amicitias ... (Traduz.: versiamo lacrime per gli affetti perduti per sempre).
««««««««««»»»»»»»»»»
«All'inganno del mare...»
tu dicevi,
parafrasando dal dialetto,
perchè amavi scherzare...
Eri allegro,
leale,
compagnone.
Che si stesse in panciolle,
tutti insieme,
lunghi distesi sulle sdraio,
coi piedi a mollo
sulla battigia...,
e sgusciavi dei mitili
da offrire a noi amici
in quelle calde estati
degli anni Ottanta,
quando la vita ancora
ti dava il meglio,
ti conservava ai tuoi affetti,
a Uaua Mème,
la tua piccolina,
che starnazzava dentro la piscina...
Prefiguravi
che saremmo invecchiati
e avremmo insieme
trascorso il tempo
sulla mia veranda
a giocare a marriage...
Me lo insegnasti proprio tu,
ricordi?
Valeva allor la pena
di vivere
e averti per amico.
Dicevi
che si sarebbe stati tutti insieme
financo dopo morti...
Si rideva...
Da quei giorni
un millennio è trascorso,
o giù di lì.
La vita toglie
qualcosa a tutti,
ambizioni, speranze,
sogni, fole,
e, per disavventura,
a qualcuno non dà
neppure tanto.
Poi piano piano,
alla spicciolata,
tutti ci invola.
La morte non esiste,
caro Gianni!
Solo la vita...
Ma è un'amante volubile,
incostante,
non tiene fede ai patti...
Tu l'amavi,
l'amavi tanto,
mi rammento...
E lei che ha fatto?
Ti ha tolto alla tua sposa,
ai tuoi affetti,
ai tuoi rampolli,
a Uaua Mème,
ch'è grande ormai,
ma che vorrebbe,
se si potesse,
ritornar bambina,
pur di saltarti al collo,
fermare il tempo,
e il giorno,
e l'ora,
e schioccarti un bel bacio
a pizzicotto.
tu dicevi,
parafrasando dal dialetto,
perchè amavi scherzare...
Eri allegro,
leale,
compagnone.
Che si stesse in panciolle,
tutti insieme,
lunghi distesi sulle sdraio,
coi piedi a mollo
sulla battigia...,
e sgusciavi dei mitili
da offrire a noi amici
in quelle calde estati
degli anni Ottanta,
quando la vita ancora
ti dava il meglio,
ti conservava ai tuoi affetti,
a Uaua Mème,
la tua piccolina,
che starnazzava dentro la piscina...
Prefiguravi
che saremmo invecchiati
e avremmo insieme
trascorso il tempo
sulla mia veranda
a giocare a marriage...
Me lo insegnasti proprio tu,
ricordi?
Valeva allor la pena
di vivere
e averti per amico.
Dicevi
che si sarebbe stati tutti insieme
financo dopo morti...
Si rideva...
Da quei giorni
un millennio è trascorso,
o giù di lì.
La vita toglie
qualcosa a tutti,
ambizioni, speranze,
sogni, fole,
e, per disavventura,
a qualcuno non dà
neppure tanto.
Poi piano piano,
alla spicciolata,
tutti ci invola.
La morte non esiste,
caro Gianni!
Solo la vita...
Ma è un'amante volubile,
incostante,
non tiene fede ai patti...
Tu l'amavi,
l'amavi tanto,
mi rammento...
E lei che ha fatto?
Ti ha tolto alla tua sposa,
ai tuoi affetti,
ai tuoi rampolli,
a Uaua Mème,
ch'è grande ormai,
ma che vorrebbe,
se si potesse,
ritornar bambina,
pur di saltarti al collo,
fermare il tempo,
e il giorno,
e l'ora,
e schioccarti un bel bacio
a pizzicotto.
1 commento:
lirica decisamente toccante, che ha il grande merito di immortalare quei pochi anni che sono stati concessi di vivere al signore fraterno amico del poeta !!
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