sabato 20 ottobre 2007

Esodo

Questa lirica fu da me composta per stigmatizzare le disumane atrocità perpetrate dall'uomo del nostro tempo durante il conflitto bosniaco, combattutosi a metà degli anni '90.
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Sparuti ghirigori di rondini,
ignare,
stancamente volteggiano
rasente i biechi tralicci
dell'alta tensione,
tracciando ardite geometrie
nella caligine greve
di quest'egro suburbio metropolitano,
in quest'incerto abbrivio d'estate
che allo stormir del pioppo,
che lene zefiro sfiora,
mesce bagliori di fiamme lontane.
E parmi che il querulo squittìo
di quelle bestiole migranti,
qual pianto di prefiche,
adombri lo strazio ineffabil
di genti errabonde
che, relitti i lor tetti,
in questo millennio dei lumi
che or volge al tramonto,
a torme rifuggon l'umana protervia
che leva volute di fumo di guerre,
qual nuvole dense che lente
trasmigrano in frotte,
in cerca di plaghe lontane,

lasciando il posto al sereno.

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