È chiaramente un'invettiva, a dire il vero, alquanto generica e trasversale, rivolta a politici e faccendieri corrotti e corruttori, di cui ormai la nostra Italia è in balìa.
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Siamo tutti soldati di ventura,sarcina in spalla ed elmo alla correggia,
senza fedi, né patria, né ideali,
infingardi,
guasconi,
attaccabrighe,
spergiuri,
spregiatori di leggi,
bestemmiatori,
bettolieri e bari,
uomini al soldo di tutte le bandiere,
alla greppia di vari potentati,
orde di rozzi barbari invasori,
Goti, Vandali, Unni od Alamanni,
che varcan l'Alpe dal passo dello Spluga
e devastano il nostro bel paese,
il colono spogliando del raccolto,
saccheggiando le ville, i templi, i fori.
Papa Leone più non fermerebbe
i nostri crepitacoli di morte
offrendo patti d'amistà.
Non paventiam le folgori divine,
ci facciam beffe dei santi precetti
e solo al dio Mammone ardiamo incensi,
ci spartiamo la preda a desco tondo,
né più c'importa di quell'umile Italia
per cui morì la vergine Camilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.
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Gli ultimi tre versi riecheggiano la terzina dantesca:
Di quell'umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Camilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.
(Dante, Inferno, I, vv. 106-8)
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